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Come si effettua

Materiale occorrente

 

  • Provetta con 0,5 ml di citrato di sodio al 3,8% (provette tempo di protrombina).
  • Siringa da 5 ml.
  • Centrifuga da 1000 a 2000 RPM con braccio oscillante o rotante.
  • Micropipette da 200 µl, da 50 µl e da 2 µl.
  • Acqua distillata.
  • Cuvette tipo EPPENDORF.
  • Coprioggetti 18 x 18.
  • Microscopio ottico con obiettivo 40 x.
  • Guanti in lattice.
 

     Preparazione del campione

 
Il Cytotest® non è un test pasto-dipendente.
 
E’ controindicata l’assunzione di cortisonici nei 10 giorni precedenti il test. Gli antistaminici e le altre categorie di farmaci non alterano i risultati.
 
Si effettua un prelievo endovenoso di quantità compresa tra i 2 ed i 5 ml.
Il sangue prelevato viene miscelato in una provetta con 0,5 ml di citrato di sodio al 3,8%.
Se la quantità prelevata è inferiore ai 2 ml si consiglia di ridurre la quantità di citrato di sodio a 0,25 ml.
 
La miscela così ottenuta può essere centrifugata per 10 minuti a bassa velocità (1000-2000 giri/min) o lasciata sierare, possibilmente in frigo, comunque ad una temperatura compresa tra i 4 e gli 8C° (non deve congelare).
 
Il campione di sangue deve essere analizzato entro 72 ore.
 

     La lettura al microscopio

 
L’operatore che esegue il test deve applicare alcuni accorgimenti importanti.
 
Ordinare i vetrini (partendo dal n°0 controllo negativo) su un apposito vassoio portavetrini posizionando ogni vetrino in modo che l’etichetta si trovi a sinistra con il numero identificativo in alto. La lettura va fatta da sinistra verso destra.
 
Per ogni sostanza la lettura deve prevedere l’osservazione di più campi (4 o 5; 7-8 nel caso di microscopi con telecamera).
 
Si può parlare di reazione positiva solo qualora l’osservazione evidenzi un danneggiamento cellulare con una frequenza superiore al 60-70% sia all’interno dello stesso campo sia nella somma tra i campi analizzati.
 
Qualora si riscontri un danneggiamento cellulare con una frequenza molto elevata su tutti i campi analizzati e relativamente a tutte le sostanze che compongono il kit, si può ipotizzare che:
  • il prelievo sia stato eseguito precedentemente alle 72 ore;
  • il montaggio del campione non sia stato eseguito in maniera corretta.
In questo caso il risultato del test non è attendibile.
Qualora si riscontri una reazione positiva l’operatore deve poterla classificare in base al tipo di alterazione morfologica del leucocita.
 
La classificazione dei risultati prevede quattro possibili gradi di reazione:
 
1° Grado di reazione: leucociti normali
o       impilamento dei globuli rossi normale
o       globuli rossi normocromici
o       i globuli rossi non assumono nessuna deformazione morfologica
o       la membrana dei leucociti è ben conservata
 
2° Grado di reazione: leucociti rigonfi
o       impilamento dei globuli rossi normale
o       globuli rossi normocromici
o       leucociti vacuolizzati con leggera alterazione della membrana
 
3° Grado di reazione: leucociti vacuolizzati
o       non impilamento dei globuli rossi
o       globuli rossi tendenti all’ipocromia
o       leucociti vacuolizzati con una parziale rottura della membrana seguita da una perdita
o       dei granuli citoplasmatici
 
4° Grado di reazione: leucociti in disgregazione
o       l’impilamento dei globuli rossi è sempre meno evidente
o       i globuli rossi sono ipocromici
o       i leucociti sono in disgregazione con una rottura totale della membrana
 
 

     Famiglie biologiche

 
Ai pazienti risultati positivi ad una o più sostanze viene suggerito di eliminarle completamente dall’alimnetazione per un periodo che dipende dal grado di reazione riscontrato.
 
L’eliminazione ha come obiettivo quello della disintossicazione dell’organismo ed in particolare permette di ottenere la perdita di memoria da parte dei globuli bianchi che quel particolare alimento è tossico per l’individuo.
 
Viene consigliato al paziente di eliminare parallelamente anche gli alimenti che appartengono alla stessa famiglia biologica o che contengono sostanze simili, per evitare fenomeni di cross-reaction.
 
Le intolleranze alimentari non sono perenni, normalmente, dopo un periodo di astinenza, gli alimenti risultati positivi vengono reintrodotti nella dieta evitando assunzioni quotidiane che potrebbero facilitare un nuovo accumulo di tossine nell’organismo.